Dal Punto di Vista di… ANDREA ESPOSITO

Torna l’appuntamento domenicale con “Dal Punto di vista di…”, la rubrica di CAPRICity che, attraverso una serie di interviste, si propone di raccontare le storie di politici, imprenditori, giornalisti, insegnanti, giovani, professionisti, leader di associazioni e quant’altro. Il protagonista del primo rendez-vous d’autunno è Andrea Esposito, quarant’anni, avvocato, appassionato di viaggi e regista eccelso di cacce al tesoro. Ed è proprio di traversate e di avventure che parliamo oggi, raccontando anche di quella volta che… “in Kosovo fu raccolto da un mezzo blindato dell’Onu per scampare al pericolo delle mine”.

Un avvocato con la passione per i viaggi: come è iniziato tutto?

“Il mio testo sacro è sempre stato l’atlante geografico. Fin da bambino ho coltivato una passione enorme per la geografia, che unita alla fantasia – che considero una mia qualità innata – è il motore di tutto. Il viaggio parte anzitutto nella testa molto tempo prima e diventa poi, concretamente, il riscontro materiale di ciò che ho architettato”.

Come scegli la meta? Raccontaci la preparazione del tuo viaggio.

“Tutto inizia nel momento in cui individuo la destinazione e parte la fase di studio. Non prenoto mai niente, al massimo l’aereo se non ho alternative, altrimenti progetto soltanto i percorsi, non gli spostamenti: per quello mi organizzo al momento. Tre anni fa, ad esempio, per l’avventura che ho chiamato ‘Vello d’Oro’ avevo studiato talmente bene ogni dettaglio che nel mezzo della Bulgaria o della Turchia, conoscevo già cosa mi sarei trovato davanti, ciò che mi aspettava ad ogni svincolo. Nell’ideazione del viaggio, tra la fantasia e le mappe, credo di muovermi esattamente come faccio per il mio altro grande passatempo: le cacce al tesoro che organizzo a Capri fin da quando avevo 16 anni (e non ho intenzione di smettere). Nel senso che metto su nei viaggi tutto un percorso a enigmi che poi si vanno dipanando strada facendo”.

Vacanza e viaggio, che differenza c’è?

“La prima è solo relax mentre il viaggio per me è una sorta di contenitore da riempire con la fantasia”.

Meglio viaggiare da solo o in compagnia?

“Direi da solo. La prima volta che l’ho fatto, zaino in spalla, credo fosse il 1997, il classico Interrail. Una dimensione che poi non ho più abbandonato”.

I tre viaggi che ti sono rimasti nel cuore.

“Sicuramente il ‘Vello d’Oro’. Fu una vera sfida ripercorrere le tracce degli argonauti attraverso tantissimi paesi alla ricerca di questo vello e scoprire nella tappa finale, dopo aver percorso chilometri via terra, che davvero nella realtà setacciano i fiumi con le pelli del caprone. Era la mitologia che diventava realtà davanti ai miei occhi dopo un viaggio epico. Per le sue bellezze naturali, invece, voglio citare l’Ecuador, visitato cinque anni fa. Un paese piccolo quanto la Svizzera ma che in poco spazio mette insieme le Ande, l’Amazzonia e le Galapagos. Il terzo viaggio che non dimenticherò mai l’ho fatto l’anno scorso: dal Capo di Buona Speranza in Sudafrica, passando per la Namibia e il Botswana, fino ad arrivare, fra deserti e safari, alle Cascate Vittoria, al confine tra Zambia e Zimbabwe”.

Il posto più strano dove hai dormito?

“In Amazzonia in mezzo agli indigeni, ma quelli veri. E poi in una setta in Bulgaria con i bogomili, discendenti di antichi eretici, che si radunano una volta all’anno intorno ad un lago. Riuscì a scoprire i dettagli e mi finsi uno di loro per partecipare”.

Hai mai avuto paura?

“Qualche volta si. Ma non mi è mai capitato niente di eccessivamente brutto. Attutalmente potrebbe essere più pericolosa Parigi che l’Iran”.

Quali sono gli ingredienti principali dei tuoi viaggi?

“Tanto entusiasmo e una certa dose di fiducia nel prossimo. Ci sono dei rischi ma ne vale la pena”.

Cosa porti con te?

“Non lascio mai a casa guida e mappe”.

Il viaggio che non rifaresti mai?

“Una sola volta in vita mia sono stato in un villaggio turistico. Ero in Tunisia, tutta plastica sulla sabbia, durai pochi giorni. Andai via poco dopo senza nemmeno aspettare la fine della settimana”.

E il viaggio che vorresti fare?

“Sogno di vedere – ma al tempo stesso mi fanno paura – i deserti di ghiaccio. Mi affascinano i Poli”.

E quello che farai invece?

“La prossima estate vorrei ripercorrere le tracce di Alessandro Magno, tra Albania e Turchia, mentre credo che tra Natale e Capodanno mi dedicherò all’Etiopia con un viaggio nei deserti della Dancalia, visitabile solo nei periodi freddi dell’anno perché ha un temperatura media altissima. E’ considerato infatti il luogo più caldo del mondo”.

Ritornando nel vecchio continente, cosa ti piacerebbe visitare?

“In Italia un posto che mi incuriosisce potrebbe essere la parte interna della Sardegna con le gole del Gennargentu. Anche la Basilicata, scoperta da poco, mi è piaciuta moltissimo e vorrei approfondire. In Europa, la mia passione restano i Balcani, indirizzato anche dalla mia ‘musa’, lo scrittore Paolo Rumiz, che è un grosso conoscitore di quelle terre e spesso fonte di ispirazione per le mie avventure”.

Un itinerario che suggerisci?

“Per il discorso appena fatto, consiglio senza alcun dubbio, soprattutto a chi vuole trovare qualcosa di diverso senza allontanarsi troppo da casa, di visitare i paesi dell’Europa orientale”.

Parliamo di Capri, dammi tre motivi per venirci in vacanza.

“Ne dico uno solo: Capri è una delle località più belle al mondo. Metti ad esempio la baia dei Faraglioni, uno dei posti a cui sono più affezionato, ho girato tantissimo ma un luogo così bello ancora non l’ho visto. Anni fa, mi trovavo in Kosovo, territorio segnato da una recente guerra, quando fui raccolto da un mezzo blindato perché la zona era pericolosa per via delle mine. I soldati dell’Onu mi chiesero i documenti e quando videro che ero di Capri, non riuscivano a spiegarsi come uno potesse partire da un’isola così affascinante per trovarsi il giorno di Ferragosto in Kosovo. Poi ho ospitato in albergo quel caporale tedesco durante il suo viaggio di nozze ed abbiamo convenuto che Capri è in assoluto il posto più bello del mondo”.

Claudia Catuogno

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