Dal punto di vista di… DALILA BIONDI

La protagonista del nuovo appuntamento con la rubrica “Dal punto di vista di…” è Dalila Biondi, laureata in Psicologia dei Processi Cognitivi e cantautrice anacaprese. Vincitrice del riconoscimento “Miglior Musica” nell’edizione 2013 del Premio Bruno Lauzi e concorrente al Festival di Castrocaro e al Premio Bianca D’Aponte, Dalila ci racconta il suo rapporto con la sua isola e con la musica.

Come ti sei avvicinata alla musica?

“Per gioco. Avevo 5 anni e iniziai con una tastiera a tre ottave di una mia amica: mi incuriosiva e divertiva sentire suoni diversi a seconda dei tasti che premevo. Dopo poco, fui capace di riprodurre, trovando le note ad orecchio, la colonna sonora di ‘Amico mio’, un telefilm degli anni Novanta. Ho avuto la fortuna di avere una madre che ha riconosciuto in me fin da subito una passione forte e spontanea, forse anche un pizzico di dote naturale. Mi portò a fare lezione di pianoforte dal maestro Stefano Giordano: ricordo ancora quanto l’ho fatto tremare per le mie continue improvvisazioni ai saggi e per le interpretazioni personali delle opere di musica classica. In quel periodo ho capito che quello che volevo era stravolgere e creare. Ho scritto le mie prime canzoni da piccolissima in dialetto napoletano, ora è divertente riascoltarle, sembrano segnare e scandire i periodi della mia vita”.

Avendo studiato psicologia, come fai a lasciarti trasportare naturalmente dalla sensibilità che l’arte stimola, conoscendone scientificamente la provenienza?

“In una mia canzone, ‘Cuore in fiamme’, ho scritto: ‘ho studiato cosa è un’emozione, i suoi circuiti di regolazione eppure sono in piena confusione, immobile davanti alla lesione’: sapere quale parte del cervello è attiva quando proviamo un’emozione non limita la sua espressione. Credo, inoltre, che mai la sensibilità possa opporsi alla scienza. Quando parliamo di sensibilità parliamo di empatia: vi fidereste di una psicologa incapace di provare empatia? L’arte stimola sensibilità ma è soprattutto di essa un’espressione”.

Come nasce una tua canzone?

“Forse questa immagine non rievoca proprio qualcosa di positivo ma è la migliore discrezione che trovo: una canzone nasce come un ‘vomito’, un cacciar fuori violento. Non decido mai di scrivere una canzone, è qualcosa di automatico: si attiva in me un’emozione che può esser provocata da fattori interni o esterni. Sento il mio corpo che si prepara a scrivere, un vero e proprio cambiamento fisiologico, gli occhi si perdono nel vuoto perché sono concentrata sulle immagini mentali, compongo una melodia e contemporaneamente un testo, impiegando non più di mezz’ora. In un secondo momento abbellisco il testo e la melodia ma questa è una fase molto più razionale in cui non serve l’ispirazione”.

Qual è il luogo dell’isola – anche tra i meno celebri – che ancora ispirerebbe gli artisti, secondo te?

“Vivere su un’isola, essere circondati dal mare sicuramente spinge alla riflessione, alla ricerca nel silenzio e perciò credo che qualsiasi parte di Capri sia idonea allo scopo. Ogni artista, però, ha una propria dimensione, un proprio spazio: il luogo principale delle mie ispirazioni, ad esempio, è il Faro di Punta Carena. Credo sia il posto più bello dell’isola ed è soprattutto quello più vicino a casa, dove posso rifugiarmi quando sento l’esigenza di scrivere. Tuttavia, non credo sia il paesaggio a fare l’artista, ma l’artista a fare il paesaggio: ci si può fermare anche nel bel mezzo del caos e concentrarsi sulle sensazioni. Ad esempio, io ho scritto anche in stazione e persino in una discoteca”.

La gente dell’isola ti sostiene?

“Assolutamente sì. Sia dopo il Premio Lauzi che dopo la pubblicazione del video di ‘Ballare’ sono state tantissime le critiche positive e i messaggi di affetto che ho ricevuto. Ringrazio coloro che mi hanno donato le loro arti e che hanno creduto nella mia musica più di me: Umberto D’Aniello, Marcello Bottiglieri, Massimo Sposito. Grazie alla stima e al calore che ho ricevuto, sto acquisendo fiducia in ciò che faccio, ho voglia di mettermi in gioco e di scrivere anche per gli altri, non soltanto per me stessa”.

Se dovessi pubblicare un album di cover, quali sarebbero i cinque brani ai quali non rinunceresti mai?

“Credo di avere qualche dote di scrittura ma non mi considero una cantante, perciò eviterei di rovinare le mie canzoni preferite, come ‘Terra mia’ di Pino Daniele, ‘Alberi’ di Enzo Gragnaniello, ‘Minuetto’ di Franco Califano, ‘I giardini di marzo’ di Lucio Battisti e ‘Per amore’ di Mariella Nava. Vorrei saperle cantare”.

Di quale canzone avresti voluto scrivere il testo?

“Solo se penso al binomio Battisti-Mogol me ne vengono in mente molte. Forse la loro ‘Emozioni’ oppure ‘La cura’ di Franco Battiato”.

 Raccontaci un progetto in lavorazione e un tuo sogno per il futuro.

“Sto registrando sette canzoni in studio, tutte scritte negli ultimi due anni, in cui si avverte una mia crescita sia personale che artistica. Sono pezzi più razionali e meno impulsivi: li ho rivisti con calma fino a che non mi hanno convinto. Sono soddisfatta e spero di poterle fare ascoltare presto. Sono curiosa di vedere come verrà interpretato questo mio cambiamento stilistico. Il mio sogno è da sempre comunicare emozioni attraverso la mia musica e vorrei perciò un pubblico sempre più grande. Spero che con questi nuovi inediti riesca a trovare i giusti contatti che mi aiutino a raggiungere i miei obiettivi. Accanto alla musica però c’è sempre la mia professione che porto avanti con altrettanta passione”.

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