Caffè Letterario 1.9 

Il caffè di don Rafele
 Protagonista di questo caffè letterario è un caprese d’eccezione: Don Raffaele Vuotto, il patron di due degli storici bar della piazzetta. E sì perchè ad inizio Novecento, dopo il “Bar dell’Isola Bella” di Califano (di cui abbiamo raccontato qualche settimana fa!) a poco a poco, nel salotto del mondo, sorsero anche gli altri caffè. 

Nel 1932 Raffaele Vuotto, ‘o Lattaiuolo, conosciuto come il giovanotto che vendeva latte, burro e formaggi in via Le Botteghe, s’insediò nei locali accanto l’ingresso del Paese e diede vita Al Piccolo Bar. Iniziò offrendo succo d’uva caprese, fragole e panna, poi comprò una gelatiera automatica, ma aveva progetti ben più ampi…

Uomo dedito al lavoro e lungimirante imprenditore, dopo anni di guerriglia con il dirimpettaio “Bar dell’Isola Bella”, nel 1937, Raffaele riuscì a comprare anche la licenza di Califano e fu così che nacque il “Gran Caffè R. Vuotto”: per la piazzetta iniziò una nuova storia.

All’inizio non fu facile ottenere il permesso di disporre il giusto numero di tavolini sul selciato, caratteristica principale del successo dei caffè della piazzetta. Gli furono concessi dodici tavolini, non uno di più ed ogni giorno il podestà Ripandelli, salendo al municipio, li contava col sospetto che Vuotto nella notte ne avesse aggiunti altri.

Da bravo ed attivo imprenditore don Rafele dotò il suo nuovo locale di una tostatrice del caffè, che faceva arrivare direttamente dal Sud America.

Con il ritorno di numerosi tedeschi sull’isola, i soldati della Wermacht, e conoscendone i gusti pensò bene di invitare a suonare il violinista Paolo Falco che fu molto apprezzato poi anche dagli Americani del Rest camp.

A completare il Gran Caffè un’orchestrina che faceva risuonare le note di “Blue Moon”, gradite dagli americani che approfittavano per chiedere dal Valzer alle canzonette napoletane e don Rafele era ben felice di accontentarli tutti.

E li accontentava anche nel bere, era bravissimo a preparare bibite: si racconta che aveva allungato con il thè una bottiglia di grappa destinata ai tedeschi rimasta in magazzino, ottenendo una specie di whisky.

Dopo la Guerra don Rafele aprì anche tre alberghi, una pasticceria ed una gelateria. Tra i suoi clienti abituali: Grahm Greene, Jean Paule Sartre e Simone De Beauvoir. Ai tavoli del Gran Caffè Pablo Neruda scrisse una delle sue più celebri poesie Las uvas y el viento.

Raffaele Vuotto si identificava sempre di più con l’immagine della Piazzetta e la fortuna dei locali da lui gestiti gli fece meritare addirittura il soprannome, ‘o Patrone che l’accompagnò fino alla morte, avvenuta nel 1988.

Il suo esempio contagiò presto il Bar Tiberio ed il caffè della famiglia Caso e con gli anni il numero di tavolini all’aperto sarebbe aumentato di gran lunga… L’aspetto della piazzetta si apprestava ormai a diventare il salotto celebre che noi tutti conosciamo e dove ancora oggi continuiamo a sorseggiare il caffè ricordando don Rafele.

Caffeina

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