Pensieri di Vetro 1.24

PARTONO I BASTIMENTI
Dal nastro inserito nella piastra di registrazione dell’hotel,
fuoriuscivano le melodiose note di “Santa Lucia”, una canzone
frutto della massima espressione musicale partenopea.
Il ristorante all’aperto, in terrazza, era il “Valentino”, con il
pavimento in maioliche, dello stesso colore del mare nella
celeberrima Grotta. La clientela era pregiata, spesso vi erano ospiti eleganti, la contessa col suo yorkshire terrier, si presentava per cenare nella sala interna puntualmente alle venti. Era il lontano 1988, l’anno delle prime misture alcoliche, del tipo B52, Gran Marnier, e Bacardi e Coca. Al mattino… mentre passavo lo
straccio sul pavimento della terrazza, subito dopo aver spazzato
tutte le foglie cadute dagli alberi del giardino, cominciavo a capire
cosa significasse l’espressione “col sudore della fronte”, le parole,
sacrificio, lavoro e soprattutto fatica. Le gocce di sudore
grondavano lungo le tempie, quando ormai il sole fuori era alto, ed
attaccava con tutta la forza della sua più distruttiva arma segreta,
(l’umidità). Le sere erano formidabili, con i primi soldi guadagnati,
mi sentivo un piccolo signore, cominciavo ad essere finalmente
indipendente e, sembrando più uomo, riuscivo ad attrarre le belle
fanciulle. Ce n’era una in particolare, con gli occhi verdissimi
come l’acqua di Procida; capelli d’oro, viso simmetrico e labbra
rosse e carnose. Ella profumava di fior di pesco, mi faceva
dondolare il cuore, non vedevo l’ora di uscire dal lavoro per
catapultarmi giù per Via Vittorio Emanuele, che, all’epoca, era
gremita d’umanità, fin lungo Via Camerelle, dove c’erano più
botteghe e meno boutique, l’odore dei Gelsi e lo storico Pirana.
Quando la incontravo ricordo che ad entrambi brillavano gli occhi,
ci sedevamo sul muro sotto agli oleandri, ci abbracciavamo
tenendoci stretti. Con lei non siamo mai andati oltre quel tipo
d’amore, il più innocente e nobile sentimento pensabile; non
rimpiango di non aver fatto altro con lei, perché adesso riesco a
ricordarla come la mia musa, la mia provenzale dama anni Ottanta.

Mino Zeta

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