Dal punto di vista di… DON CARMINE DEL GAUDIO

Il protagonista del  nuovo appuntamento con la rubrica “Dal punto di vista di…” è Don Carmine Del Gaudio, nativo del centro antico di Castellammare, a Capri dal 2009 in qualità di sacerdote moderatore. Con lui parleremo di Capri intesa come comunità, del ruolo della chiesa nella società odierna e di qualche considerazione generale a proposito del mondo cristiano e cattolico.

Don Carmine, Lei è sull’isola da tanti anni. Quale è stata l’accoglienza che ha ricevuto e come si è evoluto il rapporto con i capresi?

“Avendo fatto un’esperienza di predicazione molto forte anche all’estero, nel corso degli anni il fatto che i capresi mi abbiano accolto con diffidenza non mi ha meravigliato. I fedeli isolani nel momento in cui capiscono di potersi fidare, ti aprono cuore, mente e porte di casa. Sono circondato da tanto affetto e questo mi gratifica. Non posso sperare di avere il consenso di tutti, il mio ruolo non è quello di accontentare”.

Lei è presidente e co-fondatore dell’Associazione “Croce Azzurra di Padre Pio”.

“Ad aiutarmi ad entrare in questa dimensione è stato l’essere vicino a Marianna Ferraro durante il suo calvario il cui epilogo è purtroppo noto a tutti. Mi parlava della sua sofferenza nell’andare a terraferma per le cure: dopo essermi confrontato con diverse persone, tra cui Enrico Romano e Paolo Cecchini, è venuta fuori l’idea di questa ambulanza che garantisse il trasporto gratuito degli ammalati da e per Capri. C’era il timore di non farcela economicamente: io, che non sono attaccato al denaro e conosco bene la provvidenza di Dio, invitai alla fiducia. In pochi mesi raccogliemmo i soldi per l’ambulanza che nel maggio del 2010 fu benedetta e resa operativa. Capri è molto generosa: recentemente, a San Giovanni Rotondo, abbiamo ricevuto anche la benedizione del nunzio apostolico in Corea, al quale raccontai la nascita e l’esperienza dell’associazione di volontari Croce Azzurra”.

Quali sono le differenze più evidenti che ha riscontrato tra la comunutà sammaritana e quella caprese?

“Santa Maria La Carità all’inizio era una frazione, oggi è una città: ho visto l’evoluzione della società, aumentare i laureati, ad esempio, che erano pochissimi quando cominciai. Qui ho trovato un livello culturale diverso, già evoluto: se a Santa Maria avevo bisogno di una novena, qui ho bisogno di un ciclo di conferenze. Quello che a Capri nuoce è l’attaccamento al denaro che mortifica l’attenzione alla famiglia, cosa che a Santa Maria era fondamentale”.

Più in generale, cosa non riesce proprio a sopportare?

“La doppiezza, la falsità delle persone: questo crea un clima di diffidenza, perché il pettegolezzo – come diceva Rossini – è ‘un venticello’ che comporta solo danni”.

In quali occasioni ritiene che il ruolo della Chiesa venga frainteso dalle persone?

“Spesso mi dicono: ‘Parroco, quello che dite è vero ma non bisogna dirlo’. Non si può concepire che la parola di Dio parli senza smuovere le coscienze e i costumi delle persone. Infatti io dico apertamente ai capresi che il denaro non è tutto, che sull’isola gli alcolici in mano ai ragazzini sono un problema gravissimo e troppo trascurato, che non c’è dialogo in famiglia. Su questi argomenti trovo una forte resistenza, ma solo con la verità si può seminare la speranza nelle persone”.

Guardando anche ai tragici fatti di Parigi, crede che Dio sia un pretesto o una reale convinzione per chi uccide in suo nome?

“Io non piango solo i morti di Parigi, ma quelli di tutte le guerre, fino alle più nascoste. Dio, comunque lo vogliamo chiamare, è amore. Anche la Chiesa Cattolica si è presentata nei paesi conquistati con la croce avanti e la spada dietro. Qui a Capri abbiamo invitato delle persone di gruppi etnici diversi dal nostro a pregare e a celebrare: sono state esperienze meravigliose. Questa è la strada”.

Cosa ha pensato al momento della rinuncia di Papa Emerito Benedetto XVI e della nomina di Papa Francesco?

“Il gesto di Benedetto XVI l’ho apprezzato perché, nonostante tutto il potere e le ricchezze che si dice che la Chiesa abbia, si è spogliato in pochi istanti, dopo aver azzerato certe tendenze che gli impedivano di fare il Papa. Oggi questi scandali stanno riaffiorando: non c’è da meravigliarsi, è la purificazione che stiamo attraversando. Papa Francesco è un grande dono di Dio”.

Tra cent’anni come cambierà la Chiesa?

“Migliorerà, sarà più di Cristo. I nuovi santi saranno le persone semplici di oggi, i poveri, gli anziani e tutti coloro che trasmettono una fede genuina”.

Se non fosse da noi, in quale parte del mondo vorrebbe esercitare le sue funzioni pastorali?

“In un posto di frontiera mi sentirei ancora di spendere la mia vita sacerdotale, perché ho entusiasmo e il coraggio di essere prete come vuole Gesù”.

Qual è la sua missione o la sua priorità per Capri per il prossimo futuro?

“Aiutare in ogni modo possibile la comunità caprese, poi sogno quello che verrà domani, perché stiamo seminando tanto, anche se i giovani di Capri sono il mio cruccio perché, a differenza di Anacapri, c’è una mentalità contro la Chiesa che fa paura. Vorrei che ci fosse sempre la verità. Si dice che la Chiesa sia ricca: io ebbi il coraggio di pubblicare su un giornale locale i bilanci della casa di riposo, dell’Istituto Santa Teresa e della parrocchia, di fronte ai quali ebbi solo ringraziamenti e complimenti”.

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