Pensieri di Vetro 1.21

LA TORRE E LA LAGUNA
L’atmosfera era rocciosamente ovattata al di là degli scogli a Torre
Saracena. I rumori della spiaggia erano silenziati da quella
mitologica scogliera, quello era il nostro privé deliziosamente
appartato. Sopra di noi la Grotta del Castiglione, misteriosa,
naturalmente meravigliosa, i Faraglioni, non lontani a farci
compagnia in quelle intensamente straordinarie lunghe giornate di
mare. Qualche volta passando sotto lo stabilimento, facevamo un
salto a Marina Piccola, al ritorno il gelato, l’acqua e qualche
sigaretta di “stramacchio”, da non saper nemmeno fumare. Nel
mangianastri giravano le note dei Level 42, da loro prendevamo
lezioni in amore, Eros era immancabile. “Fuggo dal nulla con
l’ansietà che mi martella nel cuore, lancio uno sguardo che nei tuoi
occhi poi si lascia cadere, come sei bella…”. Lui era un po’ come il
nostro mitico fratello maggiore, il gruppo era felicemente assortito,
c’era un inossidabile legame tra noi giovinastri. Piccole statue in
carne ed ossa, con capelli in salute, pelle liscia, tonnellate di voglia
di vivere, di amarci, di coccolarci mentre spazzolavamo le chiome,
prendendo capresissimi bagni di sole. Qualche volta nel
pomeriggio nuotavamo fino quella che chiamavamo “laguna blu”,
l’acqua in quell’angolo di rocce marine, scolpite dal mare… quando
in quel magico anfratto facevamo il bagno le sirene. C’era e c’è
ancora un alto scoglio, verso la Fontelina, noi maschietti facevamo
a gara per sbalordire le ragazze. Finivamo con l’essere super
abbronzati, freschi come la lavanda, profumosi come i sogni di
miele. Quando per far ritorno in piazza, dopo le cinque mentre il
sole in quel punto era già andato a riposare, prendevamo la corta
per far prima attraversando Via Mulo, organizzavamo qualche
festa, con le luci fisse, qualche vecchio giradischi. I maglioncini di
cotone sulle spalle, i pantaloni alla moda, e le pettinature
“ingellate”, la vita sembrava infinita, noi ci sentivamo immortali e
di quella spensierata e fortunatissima giovinezza, forse un giorno
rimarranno soltanto le parole che sto scrivendo.

Mino Zeta

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