Caffè Letterario 1.5

Un caffè in piazzetta?

Tra un caffè e l’altro sembra arrivato il momento di un bel caffè in piazzetta… idea alquanto scontata ai giorni nostri, che trova le sue origini alla fine dell’Ottocento.

A quell’epoca, infatti, insieme all’apertura della Via Nuova, spalancava i battenti nella piazza di Capri, un nuovo caffè, di fronte alla porta di città, per intenderci dove oggi si trova il Gran Caffè, posizione ideale per far concorrenza allo Zum Kater.

Al Vermuth di Torino, questo il nome del locale, può essere considerato l’antesignano dei bar turistici del salotto del mondo. Divenne da subito il punto di ritrovo degli anglofoni sull’isola, con all’ingresso offerte in tre lingue: “Italian & Foreign wines, spirits, beer”, “Caffè, birra di Vienna”, “Rafraishissement biere, vin, cafè”, “Refreshment room”. Accanto ad una bandiera inglese ed una americana pendevano all’entrata gabbie di uccellini; sui tavolini si trovavano vasi di fiori, bottiglie di vermuth (della ditta Martini!) e caraffe di vino caprese.

La nascita di Al Vermuth si deve a don Antonio Scoppa, ex cameriere di bordo, originario di una famiglia residente a Capri almeno dagli inizi dell’Ottocento, ritratto nel suo aspetto corpulento e gioviale anche in alcuni schizzi del pittore Allers. Questi era diventato il re della piazzetta ed era definito dai viaggiatori dell’epoca come un uomo gentile, un “buontempone”, che “offriva un prezioso succo d’uva di sua produzione capace di allontanare ogni spirito maligno”.

Oltre al Vermuth di Torino, a lui si deve anche l’inaugurazione, nella sua Villa ai Due Golfi, Villa Scoppa, anche di una Tea Room dal nome eloquente “Gambrinus”. Purtroppo Don Antonio morì nel 1899 ed entrambi i locali non gli sopravvissero a lungo. Il Caffè Gambrinus, nel secondo dopoguerra, fu acquistato con l’intento di essere trasformato in ospedale e proprio in quel luogo sorse il Capilupi. Al Vermuth, invece, continuò ancora la tradizione del Caffè e, dopo la Prima Guerra Mondiale fu inaugurato l’American Bar, su idea di Francesco Moffa, di ritorno proprio dal nuovo Continente. Questi dotò il suo bar di una macchina per espresso di rame ed ammodernò l’offerta di bevande, rimasta in paese un po’ indietro, riuscendo ad accattivarsi così l’ondata di artisti e letterati futuristi giunti sull’isola. Con l’avvento del Fascismo il Municipio imponeva di “abbellire l’arredo dei negozi della piazza” e fu così che don Francesco Moffa, rientrato in America e non potendo sostenere le spese di tale rinnovamento, pensò di dare in fitto il locale.

Il bar passò alla gestione della famiglia Califano e divenne il Bar dell’Isola Bella. Fu Costantino Califano, animatore della piazza degli anni ’30, ad inaugurare le sedie di vimini e gli ombrelloni, arrivati sino ai giorni nostri. In realtà il Bar dell’Isola Bella pretendeva di proteggere dal sole i suoi clienti con ombrellini da passeggio ottocenteschi, che risultarono insufficienti tanto che il caffè iniziava ad animarsi verso l’imbrunire, quando ormai il sole era calato.

La storia di questo bar continua ancora oggi tra i tavolini del Gran Caffè spettatori privilegiati, da oltre un secolo, della frenetica evoluzione della nostra Piazzetta… che di lì a poco sarebbe diventata il Salotto del Mondo.

Caffeina

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