Caffè Letterario 1.2

Un caffè… o meglio un tè dalle Sorelle Wolcott-Perry

“C’era una volta sull’isola di Sirene il tè della domenica pomeriggio a villa Amabile (Villa Torricella ndr.). Era una funzione alla quale non mancavano mai la colonia inglese e quella americana, proprio come gli isolani non mancavano mai alla messa della domenica mattina”.

Così Compton Mackenzie apre il suo romanzo Vestal Fire, conducendoci al famoso rituale della domenica che si svolgeva presso il salotto delle americane Saidee Wolcott e Kate Perry al quale partecipava tutta, o quasi, la colonia straniera riunitasi sull’isola agli inizi del Novecento. Le chiamavano sorelle, ma non lo erano: una si chiamava Wolcott e l’altra Perry. Kate figlia del colonnello Perry, aveva 23 anni quando il padre adottò la figlia di una lontana cugina morta in povertà, Saidee Wolcott, che ben presto sarebbe diventata il centro dell’esistenza di Kate. Le due cugine si legarono strettissimamente e volendo essere considerate come sorelle unirono i loro due cognomi. Sul finire dell’Ottocento viaggiarono e visitarono l’Europa per giungere poi a Capri, isola che decisero di fare loro meta definitiva. Un giorno, dalla terrazza dell’albergo presso il quale alloggiavano, l’Hotel Continental (oggi Jk Place), scorsero una casetta sormontata da tre “frivole cupolette” che ben presto sarebbe diventata “Villa Torricella”, la loro dimora. Ingaggiarono il costruttore Luigi Desiderio che scelse per la loro abitazione uno stile principalmente moresco affiancato da un pot- pourri di stili: colonne doriche e moresche, archi romanici e rinascimentali, finestre gotiche e torri. Ogni anno poi si aggiungeva qualcosa di nuovo alla costruzione originaria.

La villa divenne ben presto scenario di grandi feste pomeridiane e serali, durante le quali, fino all’alba, le padrone guidavano le danze, servendo cibo e bevande. A queste riunioni domenicali si poteva trovare la colonia americana, più numerosa di quella inglese, al gran completo. C’erano Thomas Jerome, Charles Coleman, Elihu Wedder, ma anche William Wordsworth, John Ellingham Brooks ed immancabile era Jacques Fersen. Per recarsi al tè domenicale gli invitati più anziani facevano il tragitto in carrozza dalla Piazza lungo la tortuosa via Marina Grande, gli altri si avvalevano delle scalinate e dei sentieri che scendevano attraverso vigneti e limonaie.

Le sorelle badavano sempre che ai loro ricevimenti vi fosse da mangiare e da bere in quantità e qualità adatte alle varie nazionalità degli ospiti. Dopo il fastoso tè, con bignè, torte alla crema, gelati, creme de menthe frappèe, gli ospiti potevano concedersi una passeggiata in giardino e al ritorno potevano accomodarsi in terrazza, sulle poltrone di vimini, per continuare a bere ancora whisky e soda ed ammirare la veduta del golfo di Napoli

I pomeriggi domenicali dalle Wolcott-Perry connotarono la vita caprese di inizio Novecento e l’allegria dei ricevimenti serali fu esaltata ancora di più dall’avvento dell’elettricità con i saloni e le logge che risplendevano illuminati da belle lampade.

Adesso a testimoniare l’atmosfera di quei fastosi pomeriggi resta la villa che, nel suo splendore architettonico, appare “come una torta sospesa al di sopra del gruppo di case della grande marina…”.

Caffeina

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