Caffè letterario 1.1

Un caffè per cominciare: lo Zum Kater Hiddigegei

Cominciamo la nostra dose di caffeina proprio dal caffè emblema della Capri cosmopolita di fine ‘800 ed inizio ‘900.

Si tratta dello Zum Kater Hiddigeigei, che sorgeva al pianterreno di Palazzo Ferraro, praticamente nello spazio oggi occupato dalla boutique di Ferragamo. Il caffè, fondato negli anni ’80 dell’Ottocento da Giuseppe e Lucia Morgano, prese il nome di “Caffé Morgano”. Successivamente fu ribattezzato Zum Kater Hiddigegei, omaggio al simpatico gatto sfaticato protagonista del poema del tedesco Joseph Victor von Scheffel, la cui stesura era stata portata a compimento nel vicino Hotel Pagano, l’albergo più antico di Capri.

Il locale era molto di più di un caffè-emporio, era anche salone artistico, bazar, banca di cambio e birreria in un unico insieme; nella vetrina, infatti, c’era tutto un guazzabuglio di prodotti di vario genere: scarpe, liquori, quadri, mutandine, spazzolini da denti, giornali e libri. Tale luogo divenne ben presto il melting pot dei grandi personaggi della cultura e della politica di inizio ‘900 e l’emblema di una Capri multietnica, dove potevano sedersi allo stesso tavolo, comprendendosi, persone dalle culture, dall’estrazione e dagli idiomi più diversi: da Gorky a Rilke, da Fersen a Mackenzie, da Weber a Depero.

I Morgano, con questo caffè, riuscirono ad inaugurare la tradizione dell’ospitalità caprese: l’interno del locale era arredato nello stile di una birreria bavarese o austriaca e l’offerta gastronomica era rivolta alla clientela “nordica”. Ai frequentatori tedeschi dell’isola i Morgano facevano arrivare appositamente la birra dall’estero, mentre ad inglesi ed americani erano rivolti sopratutto caffè, vini, liquori, articoli di drogheria, libri, giornali e souvenirs di Capri, tanto da far parlare proprio di un “Anglo American Store”. Presto allo Zum Kater si instaurò anche il rito del tè pomeridiano, omaggio ai sempre più numerosi turisti e residenti inglesi.

A partire dai primi del ‘900, il caffè conobbe anche un’intensa frequentazione russa, dopo l’arrivo a Capri di molti rivoluzionari invisi al regime zarista, mentre al tempo della Prima Guerra Mondiale fu meta prediletta degli ufficiali inglesi che dal fronte arrivavano in licenza a Capri e ne approfittavano per sbronzarsi. Negli anni successivi i ricordi del Caffè Morgano si legarono a figure stravaganti di artisti, dandies, clochards di lusso e personalità eccentriche che ritrovarono in quel locale un polo magnetico di “follia bella e dannata”.

Nel 1923, con la morte di Giuseppe, Donna Lucia non se la sentì più di continuare a gestire il caffè e lo cedette ad un emigrante che aveva fatto fortuna all’estero ed era rientrato sull’isola. Era ormai la fine di un’epoca.

E siamo giunti anche noi alla fine della nostra pausa caffè, ma, prima di posare la tazzina, godiamoci gli ultimi profumi e questi finali minuti. Sul tavolino c’è un piccolo biglietto, apritelo e leggete il nostro invito: “Quando passerete davanti alle vetrine di Ferragamo  soffermatevi davanti ad esse riservando un pensiero ed un sorriso alla memoria di Donna Lucia e di tutto un mondo ormai scomparso che lì ha vissuto, gioito, pianto, amato… e bevuto”.

Caffeina

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